Un libro non semplice, da scrivere, sicuramente, ancor più che da leggere. Perché le pagine scorrono via veloci nonostante l'argomento sia tutt'altro che leggero, ma, forse, è proprio questo il suo maggior pregio: essere compreso da tutti, anche dalla cosiddetta e ormai non più famosa casalinga di Voghera. Anna Vagli ha 30 anni, una passione per lo studio che l'ha condotta al conseguimento della laurea in giurisprudenza e al titolo di esperta in scienze forensi. E' una giovane dottoressa che sta tracciando la propria strada all'insegna dell'impegno e della volontà di comprendere i fenomeni sociali che avvengono sotto i suoi occhi.
Questo libro è la sua prima opera e un'altra si prospetta all'orizzonte. In queste cento pagine Anna Vagli ha voluto affrontare uno dei problemi più antichi e, allo stesso tempo, insoluti che l'umanità si sia mai posta sin dalla sua comparsa su questa terra: che cosa c'è dopo la morte? Siamo tutti, infatti, coscienti che proprio la morte è l'unica certezza che abbiamo una volta apparsi all'alba della vita. Nessuno sa quando avverrà e nemmeno si domanda se, sapendolo, si comporterebbe in maniera diversa.
Attraverso un'analisi filosofica mai separata dalla concreta essenza della vita, l'autrice affronta la questione relativa al diritto che, ognuno di noi, ha di porre fine, in determinate circostanze, ai suoi giorni. Un diritto che, almeno fino ad oggi, è stato negato perché contrario sia alla religione sia alla morale così come è stata interpretata fino ad ora. Ma un diritto che, fatto proprio da persone che si sono trovate a vivere pur volendo morire, alla fine ha inevitabilmente suscitato un dibattito e una eco che sono terminate con una sentenza della Cassazione che ha, quantomeno, assegnato la possibilità di spegnere l'interruttore qualora il tenerlo acceso sia fonte di sofferenze indicibili e, soprattutto, inutili perché incapaci di procurare la guarigione.
Anna Vagli non ha dubbi anche se nemmeno certezze matematiche, ma la sua indubbia attenzione per gli altri e per una democrazia che sia veramente tale, la porta a considerare assolutamente giusto lasciare a coloro che sono immersi in una vita che non è più vita, la possibilità di abbandonarla per un futuro ignoto, ma senza ombra di dubbio migliore di un presente insopportabile.
E' un breve viaggio, si fa per dire, quello che Anna Vagli compie attraverso le storie di alcuni dei protagonisti balzati ai (dis)onori della cronaca per aver cercato, a lungo invano, di mettere fine alla propria parentesi esistenziale e costretti a farlo solo e solamente in un paese straniero, la Svizzera, e dopo inenarrabili peripezie. Storie di persone malate, ma anche vittime di incidenti stradali che hanno minato per sempre la loro possibilità di vivere degnamente e dignitosamente. Ragazzi e ragazze, uomini e donne che hanno visto la propria vita passare dalla felicità alla disperazione in un attimo e a niente sono serviti anni e anni di tentativi nella speranza di riprendere a fare ciò che si era sempre fatto fino a quel dannato momento in cui tutto era cambiato. In peggio.
La Chiesa ha sempre respinto il diritto al suicidio foss'anche assistito. Così anche le forze politiche, furbe e coscienti della spigolosità del tema. Alla fine, però, in qualche modo e grazie, in particolare, al sacrificio di parenti e amici che hanno accompagnato chi da solo non avrebbe mai potuto porre fine alla propria vita da sé, anche in Italia si è aperta una breccia e qualcosa è cambiato.
Non sempre, conclude Vagli, la vita merita di essere vissuta. Ci sono momenti e situazioni nei quali una morte prematura può porre fine ad una esistenza fatta di sofferenze fisiche e psicologiche irrisolvibili e destinate ad aumentare. A quel punto è giusto pretendere, a tutti i costi e anche contro l'evidenza, che vivere sia sempre e e comunque meglio che morire? Perché non rispettare il desiderio di coloro i quali, consapevolmente, vogliono smettere di patire e preferiscono avviarsi verso l'oscurità che ci attende comunque?
Ciascuno di noi potrebbe trovarsi, improvvisamente, in determinate condizioni ed è importante che ponga mente a tutto ciò. La vita può cambiare direzione in un istante e trasformarsi in qualcosa di tragico e insopportabile oggettivamente. Allora nessuna autorità può sostituirsi all'intoccabile e inalienabile diritto a voler interrompere una spirale di sofferenza che non ha alcuna alternativa.
Anna Vagli
Vivere al cospetto della morte - Scelte di vita nel fine vita
pp.106
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