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In Italia, lo sport è una vera passione che attraversa le generazioni, un fenomeno che sa unire le persone, a prescindere dall’età e dalla provenienza. Durante le partite, soprattutto quelle in diretta, l’atmosfera diventa quasi sacra. I tifosi italiani, infatti, non si limitano a guardare una partita: la vivono con grande emozione, tra abitudini e rituali che, visti da fuori, possono sembrare curiosi o addirittura eccentrici.
Dal ritrovo con gli amici alle piccole superstizioni che sembrano assurde, il tifo è un’esperienza profondamente radicata nella cultura nazionale. Nel corso del tempo, queste abitudini si sono adattate ai cambiamenti della società, ma l’intensità delle emozioni non è mai cambiata: è una passione senza confini, che non conosce tempo.
Il ritrovo con gli amici non manca mai
Ritrovarsi con gli amici per guardare una partita è un’abitudine irrinunciabile per molti tifosi italiani. Guardarla da soli, per la maggior parte di loro, semplicemente non è un’opzione. Che sia nel salotto di casa, allo stadio, in un bar rumoroso o in piazza davanti a un maxischermo, condividere l’emozione è ciò che rende il momento speciale.
Non si tratta solo di vedere cosa succede sul campo, ma di vivere ogni secondo insieme agli altri. Si ride, si urla, ci si abbraccia quando c’è un gol, si condividono persino le delusioni. Gli studi recenti hanno dimostrato che 7 italiani su 10 seguono il calcio e circa 4 milioni di tifosi (cioè il 15%) ama seguire le partite al bar.
A differenza di quanto si possa pensare, a guardare le partite al bar non sono gli anziani, ma i giovani al di sotto dei 34 anni. Infatti, il 50% dei Millennials e della GenZ preferisce guardare le partite in compagnia degli amici nei pub.
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Il 79% dei tifosi italiani ha dei riti scaramantici
La scaramanzia è un elemento curioso che ancora domina in Italia. Ogni tifoso ha il suo rito, piccolo o grande che sia, da compiere prima di una partita per assicurarsi che la fortuna sia dalla propria parte. Alcuni indossano sempre la stessa maglietta, quella che considerano portafortuna, altri hanno un preciso ordine da seguire prima di ogni partita, come preparare il caffè con una tazza specifica o sedersi sempre nello stesso posto sul divano.
Questi gesti, all’apparenza insignificanti, sono in realtà molto importanti per chi li compie, perché danno un senso di controllo su qualcosa che, in fondo, non si può controllare. La scaramanzia rappresenta un modo per sentirsi parte del gioco, per credere di poter influenzare l’esito di una partita anche solo un po’.
Secondo un sondaggio, il 79% dei tifosi italiani ha dei riti scaramantici. Per fortuna non siamo soli, anzi, la media europea è del 69%. Ma a cosa sono legati questi riti?
- Il 32% dei tifosi italiani indossa i vestiti al contrario prima della partita
- Il 23% indossa le scarpe spaiate
- Il 30% guarda le partite sempre con le stesse persone
- Il 27% canta l’inno nazionale
- Il 25% si siede sempre nello stesso posto
- Il 20% tiene le dita incrociate
- Il 20% indossa un indumento specifico
A volte anche interi gruppi di amici condividono dei riti collettivi, che diventano veri e propri momenti di aggregazione e di divertimento. In fondo, queste piccole manie, pur essendo irrazionali, sono anche ciò che rende il tifo così umano, così emotivo e così profondamente coinvolgente.
Le abitudini alimentari durante le partite
Non si può parlare di partite senza menzionare il cibo. In Italia, cibo e lo sport vanno praticamente a braccetto. Una partita di basket o di calcio senza uno spuntino è un’occasione persa. Che si tratti della classica pizza da asporto, degli snack preparati a casa o di piatti più elaborati, condividere il cibo è parte del rito.
Alcuni tifosi si affidano sempre agli stessi piatti portafortuna, altri invece colgono l’occasione per provare qualcosa di nuovo. Durante i grandi eventi sportivi, è normale vedere un picco nel consumo di cibo a domicilio, è il momento perfetto per concedersi qualche sfizio. Il cibo rende l’esperienza del match ancora più conviviale, aiuta a stemperare la tensione nei momenti decisivi.
C’è chi impasta la pizza prima della partita, chi prepara una montagna di panini per tutti gli amici e chi si gusta un dolce e una birra durante l’intervallo mentre è allo stadio. È un momento che arricchisce l’esperienza e che aggiunge un ulteriore elemento di condivisione. Il profumo della pizza appena sfornata, il sapore delle patatine croccanti, tutto contribuisce a creare l’atmosfera giusta per vivere la partita con il massimo coinvolgimento.
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L’emozione di guardare le partite live allo stadio
Ovviamente, guardare una partita a casa non è la stessa cosa che viverla allo stadio. Se da casa si può godere del comfort e della possibilità di rivedere le azioni salienti, lo stadio è tutta un’altra storia. L’atmosfera che si respira sugli spalti è unica, è quel mix di cori, colori e adrenalina che fa sentire parte di qualcosa di più grande.
Chi sceglie lo stadio, cerca quell’esperienza viscerale che nessuna trasmissione in HD può davvero replicare. Certo, il tifo da casa ha i suoi vantaggi, come la possibilità di stare in pigiama sul divano, ma per molti niente batte il boato del pubblico allo stadio. L’energia che si percepisce è contagiosa, il rumore dei tamburi, i cori che riecheggiano, le bandiere che sventolano, tutto contribuisce a creare un’esperienza unica.
Anche i piccoli gesti, come scambiarsi un sorriso con il tifoso accanto dopo un gol, fanno parte di quell’atmosfera avvincente che solo lo stadio può offrire. E poi c’è il viaggio verso lo stadio, le chiacchiere in macchina o in treno, l’attesa prima del calcio d’inizio: tutto questo fa parte di un’esperienza che resta nel cuore di chi la vive.
https://www.youtube.com/watch?v=P9brF6fJJ7Y
I Millennials e il second screen: Niente più partite in TV
La tecnologia, poi, ha rivoluzionato il modo di vivere le partite. Moltissimi tifosi seguono i match con lo smartphone in mano, commentano sui social, condividono i meme o semplicemente si sfogano con gli altri appassionati. Questo fenomeno del second screen ha trasformato il tifo in un’esperienza interattiva e condivisa su larga scala.
I giovani di oggi non vogliono più vedere la partita in TV, vogliono dei contenuti veloci e a portata di mano sul loro smartphone. La tecnologia ha anche permesso di creare delle nuove forme di coinvolgimento, come i sondaggi live, i commenti in diretta e le discussioni nei gruppi dedicati.
Questo ha cambiato il modo di vivere il calcio e l’ha reso ancora più accessibile e condiviso. Una cosa è certa: se lo sport vuole conquistare i giovanissimi, deve espandersi anche su altre piattaforme e sui social, non più solo in televisione. I Millennials vogliono dei contenuti veloci e vogliono poterli commentare subito.
Gli italiani mettono il cuore nelle scommesse sportive
Le scommesse sportive sono un altro aspetto che ha preso sempre più piede negli ultimi anni. Scommettere sulla propria squadra del cuore o su un risultato specifico aggiunge un elemento di suspense e di coinvolgimento che rende la partita ancora più emozionante.
Se questo è vero per le piccole partite di paese, è ancora più evidente quando si giocano le partite di nazionale di calcio dell’Italia come gli Europei 2024 che continuano a tenere milioni di spettatori incollati agli schermi. È proprio in questi momenti che il senso di orgoglio e il patriottismo raggiungono il loro apice. Alla fine, per molti è una questione di fede e di sostegno verso la propria squadra.
Scommettere diventa un modo per sentirsi ancora più coinvolti, per mettere alla prova le proprie conoscenze, per vivere ogni minuto della partita con il cuore in gola. Molti tifosi vedono le scommesse come una parte naturale dell’esperienza sportiva, un modo per aggiungere una scarica di adrenalina e per rendere la vittoria della propria squadra ancora più avvincente.
Quando la passione diventa fanatismo
C’è però un lato oscuro in tutta questa passione. Quando l’entusiasmo si trasforma in fanatismo, iniziano anche i problemi. I cori offensivi, l’uso di fumogeni, purtroppo tutti siamo stati partecipi o abbiamo sentito parlare di questi atti da parte di alcuni tifosi. Tutto questo non solo è pericoloso, ma va contro i veri valori dello sport.
Fortunatamente, sono state introdotte delle misure più severe per garantire la sicurezza negli stadi italiani, dall’uso delle tecnologie per il riconoscimento facciale all’aumento delle sanzioni ai club. È importante che il messaggio sia chiaro: lo sport deve unire, non dividere. Le vittorie dei grandi campioni dello sport devono entusiasmare e creare una cultura del tifo sana.
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Di carattere forte e determinato, capace di prendere decisioni fulminee, Napoleone Bonaparte rappresenta ancora oggi il prototipo ideale del leader che ben conosce quanto sia importante la rapidità d’azione nel raggiungere gli obiettivi. Ci testimoniano questa sua natura le importanti cariche raggiunte nel volgere di pochi anni: generale, console e infine Imperatore dei francesi. Nella vita privata, tuttavia, Bonaparte fu un uomo assai semplice, prediligendo vivere in ambienti piccoli e pratici ma dotati di un diretto accesso al giardino.
Per questa sua natura, Napoleone introdusse nuove regole di corte rispetto al galateo dei Borbone, distinguendo tra una vita privata svolta in spazi contenuti e riservati, e una pubblica vissuta in appartamenti di rappresentanza caratterizzati da importanti decorazioni con un forte significato simbolico, veicolo principale di ideali e strumento fondamentale di propaganda del nuovo ordine politico. Diverso quindi l’atteggiamento dell'Imperatore nella vita privata e nei luoghi delle occasioni ufficiali, in ottemperanza al suo famoso motto, «la grande ambizione è la passione di un grande carattere».
Nel campo della cultura e delle arti, Napoleone si adoperò con forza per fare della Francia la protagonista indiscussa del gusto europeo e a questo fine intraprese con decisione un programma di rilancio della produzione artistica e artigianale, affidando ai francesi Charles Percier (1764-1838) e Pierre François Léonard Fontaine (1762-1853) il ruolo di architetti ufficiali dell’Impero. A loro, dunque, spettava, tra i molti incarichi loro assegnati, il compito di restaurare e riorganizzare gli interni dei palazzi reali danneggiati e saccheggiati durante la Rivoluzione. L’importante compito commissionato ai due architetti prevedeva, oltre a interventi di natura eminentemente tecnica sulla struttura dei palazzi, la progettazione dei nuovi arredi. Napoleone volle intervenire direttamente in questo ambito commissionando un numero considerevole di pendules; molti di questi orologi entrarono a far parte del patrimonio personale dell’imperatrice Joséphine de Beauharnais, prima moglie di Bonaparte, grande estimatrice dell’arte orologiera.
Sovente in importanti ritratti, vediamo Napoleone raffigurato in ambienti dove compaiono orologi a pendolo; spesso la loro presenza assume una funzione documentaria poiché l’ora rappresentata sui quadranti testimonia come l’Imperatore avesse l’abitudine di mettersi a lavoro fin dalle prime ore dell’alba. Per la loro particolare bellezza ed accuratezza iconografica, questi orologi erano considerati oltre che importanti oggetti di arredamento anche precisi strumenti di propaganda e di celebrazione dell’impero.
A differenza delle epoche precedenti, quando nella loro realizzazione venivano impiegati materiali diversi, nel periodo dell'Impero gli orologi furono realizzati quasi esclusivamente in bronzo cesellato, dorato e patinato. Spesso erano gli stessi architetti Percier e Fontaine a fornire il disegno progettuale degli orologi agli artigiani incaricati della loro esecuzione; questi, a loro volta, provvedevano a tradurre e reinterpretare il disegno secondo la loro personale fantasia ed abilità. A tal proposito, merita sottolineare che per volere dello stesso Napoleone la realizzazione delle pendules dovesse avvenire esclusivamente in Francia. È per questo motivo che ancora oggi sono chiamate comunemente Parigine.
Gli orologi prodotti dalle botteghe francesi apparivano delle vere e proprie sculture, andando quasi ad annullare l’utilità pratica dello strumento. Raramente questi manufatti, anche se realizzati da famosi bronzisti, venivano firmati nella parte scultorea; si prediligeva imprimere i marchi dei cesellatori nel quadrante o nel meccanismo. A questo proposito, merita citare due dei più grandi bronzisti, fonditori e cesellatori francesi dell’età napoleonica, attivi sia presso la corte francese che in altre realtà europee: Pierre Philippe Thomire (1751-1843) e Claude Galle (1759-1815).
Dalle memorie di Louis Constant Wairy, premier valet de chambre de l’empereur, sappiamo che Napoleone possedeva diversi orologi per uso personale, «di fattura estremamente semplice, a ripetizione, senza ornamenti, o cifre, con la parte superiore protetta da vetro e la cassa in oro», acquistati dallo storico atelier del maestro orologiaio Abraham Louis Breguet (1747-1823). L’atelier di Breguet ebbe come clienti non solo l’Imperatore ed i suoi familiari, fu apprezzatissimo dall’imperatrice Joséphine e dalla sorella Carolina Bonaparte, ma anche da alcuni esponenti di spicco dell’esercito, tra cui i generali Charle Victoire Emmanuel Leclerc, Louis Alexandre Berthier, Jean Joseph Dessolle, Michelle Ney. Questa prestigiosa manifattura si distingueva, ed ancora oggi continua a farne il suo vanto, non solo per il lusso e la bellezza, status symbol dell’epoca, ma soprattutto per la perfezione dei meccanismi e la resistenza al tempo e all’usura, tanto che, tornati dai campi di battaglia, i militari avevano la possibilità di tornare dal maestro orologiaio per fare togliere i segni della guerra.
I documenti conservati presso l’archivio storico della maison Breguet attestano l’acquisto da parte di Bonaparte di un orologio a ripetizione descritto come «segnatempo con scappamento isolato», di una pendola da viaggio con calendario a ripetizione e di un orologio perpetuo a ripetizione. Interessantissima inoltre la commissione nel 1810 da parte di Carolina Bonaparte, regina di Napoli, alla bottega francese del primo esemplare di orologio disegnato per essere portato al polso, di forma ovale, a ripetizione, dotato di un termometro. Servirono due anni ed il lavoro di 17 persone per la consegna dell’esemplare che viene così descritto in una nota di riparazione del 1849 commissionata da Louise Murat, quarta figlia di Carolina, «orologio a ripetizione molto piatto n. 2369, quadrante d’argento, cifre arabe, con termometro ed anticipo-ritardo fuori del quadrante. Il suddetto orologio è montato su un braccialetto fatto di capelli intrecciati con fili d’oro, chiavetta semplice d’oro». Nelle sue memorie il valletto Wairy riporta come Napoleone avesse l’abitudine di rompere spesso i suoi orologi, non in battaglia, ma al rientro poiché invece di riporli appoggiandoli sui mobili della camera li lanciava con forza. Napoleone possedeva inoltre due sveglie che utilizzava soprattutto in viaggio, dotate di una maniglietta per essere appese alla carrozza, di manifattura Meunier, caratterizzate da una suoneria che poteva essere azionata tirando un cordoncino di seta. Oltre a queste Bonaparte possedeva una terza sveglia, antica, appartenuta a Federico il Grande, non funzionante, che per il suo forte significato simbolico porterà con sé anche nell’esilio di Sant’Elena.
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