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Riceviamo e pubblichiamo questa replica del Comitato Per S.Concordio - Amici del Porto della Formica all'intervento dell'architetto Pietro Carlo Pellegrini sul progetto della Piazza Coperta.
"Spazi verdi, ci dispiace contraddirla architetto, non ce ne saranno: ci saranno arbusti e alberelli dentro vasche di cemento, il cd. “verde attrezzato” per un ammontare di superficie irrisorio. Noi invece ci ricordiamo bene purtroppo del verde “vero” che c’era nell’area Gesam, dei 20 alti cipressi lungo la via Consani e dei 5 pini secolari sul bacino del porto, tutti abbattuti nel nome di una “riqualificazione” basata sul cemento, che a noi è sempre apparsa “l’opposto” di una riqualificazione.
I riferimenti che lei cita di interventi analoghi potevano andar bene per altri contesti, non certo per l’area Gesam, ove questa piazza coperta rappresenta una irreversibile pietra tombale sulle sue valenze naturali e storico culturali. Qui si è costruito anche troppo, ci mancava solo di costruire un grande edificio contenitore che accolga al suo interno edifici più piccoli. Qui di edifici c’è il Chiesone, bene architettonico di proprietà comunale che sta andando in malora, basta e avanza. Tutto attorno, tra ex Officine Lenzi, ex Lombardi e Scalo Ferroviario, ci sono decine di migliaia di metri quadri di tettoie inutilizzate; se c’era qualcosa di cui non sentivamo il bisogno, era di una ulteriore megatettoia. Spazi per la socialità? accomodiamo quelli esistenti, che ne hanno tanto bisogno, a cominciare dalle ex scuole via Urbiciani e dal Chiesone, invece di costruirne di nuovi!
Quel parcheggio colmo d’acqua e immerso nell’acqua poteva benissimo essere ripensato e reinterpretato senza per questo costruirci sopra una struttura enorme, estesa più del doppio dello Steccone. I comitati avevano avanzato proposte alternative di riutilizzo fin dal piano strutturale del 2016, potevano il Comune e l’architetto venire nel quartiere a parlarne preliminarmente con i residenti, e magari ispirarsi a qualcuna delle loro soluzioni alternative?
Il vero problema, caro architetto, è che non c’è stato alcun dibattito, perché non c’è mai stato nessuno con cui dibattere, i cittadini hanno avuto di fronte solo muri di gomma, mai un interlocutore, perché il progetto è stato tabù e immodificabile fin dall’inizio.
La sua voce la sentiamo oggi per la prima volta in tre anni. Lei non è mai venuto a S.Concordio a illustrare il suo progetto ai residenti, a cercare di capire se poteva essere condiviso, visti anche la storia pregressa e la grande mobilitazione che ci fu nel quartiere contro lo Steccone, di cui la Piazza Coperta è dichiaratamente il “completamento con modifiche”. L’unica volta che la abbiamo vista a S.Concordio, nel pubblico di una assemblea nel maggio 2018, ove furono presentati dal Comune, molto stringatamente, tutti i progetti dei quartieri social meno il suo: “il progetto per l’area Gesam non è ancora pronto, va prima approvata la variante, lo presenteremo a settembre” disse l’assessore Lemucchi” e poi ovviamente non fu presentato né a settembre né mai più.
Perchè il Comune non ha mai risposto alla Petizione presentata nel luglio 2019 che ne chiedeva modifiche, a quel tempo ancora possibili con un po’ di volontà politica? che chiedeva che fossero il Chiesone, il sito del porto e il canale la matrice attorno cui organizzare la sistemazione dell’area, e non costruire sull’errore su errore. Perché il Comune non ha mai neppure voluto tenere il “tavolo di confronto” che chiedevano i cittadini?
E’ azzardato dire che “sarà sostenibile” solo perché ci sono i pannelli fotovoltaici sul tetto: l’intera struttura consumerà moltissima energia, e tantissima ne occorrerà per costruirla, si pensi solo alla soletta di cemento spessa 40 cm che andrà stesa su tutta la platea di 2400 mq, prima ancora di cominciare, solo per ancorare il piano interrato e impedirne il sollevamento per la sottospinta della falda.
E chi sosterrà gli altissimi costi della gestione ordinaria e della manutenzione degli impianti tecnici del piano interrato? Si crede veramente che con 48 posti auto a pagamento, in un parcheggio che è facile prevedere sarà sempre vuoto o sottoutilizzato, si possano sostenere i costi di questa enorme struttura?
Il progetto esecutivo appaltato lo scorso 30 gennaio, basta vederne le tavole, non prevedeva alcun “anfiteatro con i resti o del porto in mostra”. Se è stata fatta una modifica al progetto, presumibilmente a seguito del nostro esposto alla Soprintendenza, lo veniamo a sapere oggi 10 luglio dalla stampa. In attesa di vederla, temiamo si tratti di una modifica irrilevante nel complesso del progetto, perché, una volta persa, con la costruzione della piazza coperta, la leggibilità del sito del porto e del primo impianto del gasometro, c’è il rischio che i reperti divengano a tutti gli effetti dei “sassi” privi di contesto e riconoscibilità".
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Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa lettera dell'architetto Pietro Carlo Pellegrini in cui illustra il progetto che ha redatto per la EX Gesam a San Concordio Lucca allegando un'immagine:
"La nuova piazza coperta di San Concordio rappresenta uno dei progetti più interessanti e ambiziosi degli ultimi decenni nei quartieri esterni alle Mura di Lucca. Un’opportunità capace di incidere in meglio, più di quanto si possa pensare, sulla qualità della vita di chi abita questa parte della città. L’edificio che ho elaborato sarà costituito da due parti principali: un grande portico aperto con un più piccolo edificio al disotto su due piani e l’accesso con ascensore al parcheggio sotterraneo. Gli spazi esterni saranno caratterizzati da nuove alberature e altri elementi di verde attrezzato con una piazzetta all’aperto , ad un piano inferiore , arredata da un piccolo anfiteatro , dove saranno valorizzati e mostrati i resti archeologici dell’antico porto fluviale di San Concordio.
Mi preme sottolineare come questo progetto riqualificherà un luogo tra la prima periferia della città e il centro storico. Un punto di contatto e incontro che è rimasto a lungo una frattura nel tessuto urbanistico di Lucca , perché fortemente degradato e chiuso da anni di abbandono. Il nuovo edificio diventerà propulsore della riqualificazione di questa importante parte della città dove il Comune di Lucca con interventi collaterali– piste ciclabili e riorganizzazione del verde pubblico – sta ricucendo le smagliature di una crescita urbanistica che, nel secolo scorso, ha quasi del tutto dimenticato o ridotto a un ruolo molto marginale la funzione dei luoghi di aggregazione pubblica a servizio di zone residenziali.
Il mio progetto parte dalla sostenibilità e dal riutilizzo dell’esistente e mi riferisco al parcheggio interrato l’unica parte precedentemente costruita. Non abbiamo demolito il parcheggio per evitare uno spreco di lavoro e di risorse pubbliche. Nel mio intervento per il Memoriale di Garibaldi nel Forte Arbuticci a Caprera mi sono trovato in una situazione simile dove strutture realizzate, di pochi anni fa, non particolarmente belle, sono state conservate e ripensate nel nuovo progetto , per evitare anche in questo caso di demolire costruzioni che rappresentavano comunque un valore. Anche all’architettura, come gli altri settori delle attività umane, è richiesto il risparmio di energie e il recupero di ciò che può rappresentare un’opportunità e una funzionalità e per questo un valore.. Nel nostro caso abbiamo fatto anche un passo in più, in senso green, perché il tetto ospiterà pannelli fotovoltaici che produrranno energia pulita per lo spazio pubblico sottostante.
Questa parte dell’area ex Gesam che era stata pensata in un vicino passato come esclusivamente commerciale e direzionale, nel nuovo progetto viene notevolmente ridotta nei volumi e riconvertita per esclusivo e vero uso pubblico. Sarà un'architettura capace di attirare e generare socialità e aggregazione al pari di una scuola, di una chiesa ma con destinazioni infinitamente più ampie e duttili rispetto alle due tipologie che ho citato. Uno strumento per rinnovare quindi il senso di cittadinanza più autentico, ossia fare in modo di rinsaldare rapporti fra le persone mentre spesso i nostri quartieri residenziali si riducono a ospitare migliaia di sconosciuti che abitano a pochi metri di distanza senza che si scambino mai una parola.
Sono diversi i riferimenti a cui ho pensato redigendo il progetto: in primo luogo i grandi mercati coperti dell’Ottocento. Strutture ampie e piene di luce che contenevano altri edifici interni molto più piccoli. C’è poi la sede del Monte dei Paschi di Siena a Colle Val D’Elsa di Giovanni Michelucci; anche in questo caso è stato sviluppato il tema di un volume aperto con l’edificio adibito a banca avvolto nella grande copertura. La piazza coperta di San Concordio sarà caratterizzata dall’acciaio e dal vetro traslucido, con una grande attenzione ai particolari e all’accostamento cromatico degli elementi. Ringrazio in particolare DP Ingegneria per la qualità espressa per il progetto delle strutture e l’architetto paesaggista Giuseppe Lunardini per aver definito con grande perizia la parte esterna con piante, alberi , arbusti , percorsi , arredi , completati con la piazzetta ad anfiteatro e che saranno tutt’uno con la mia architettura.
Nella piazza coperta ho ridotto a sei il numero dei pilastri del portico proprio per spingere al massimo la trasparenza e la dimensione spaziale aperta, un riferimento per tutti noi è stato il meraviglioso intervento di Ludwig Mies Van Der Rohe nella Neue Nationalgalerie di Berlino negli anni ’60 del secolo scorso. La grande copertura del portico diventerà un segno importante per l’identità di San Concordio mentre le vedute laterali ci consegneranno una struttura estremamente luminosa. Un palcoscenico per il quartiere, uno spazio aperto polifunzionale che non costituirà più un blocco impermeabile ma che sarà attraversato dall’aria, dalla luce ma soprattutto dalle persone che potranno entrarvi da più punti. Un terminale per destinazioni culturali, una grande piazza attrezzata, sale conferenze, biblioteca, caffetteria, in poche parole un edificio vivo a tutte le ore del giorno.
L’architettura a servizio della riqualificazione urbana che vede la sua principale missione nel favorire lo stare assieme, l’incontrarsi anche a livello intergenerazionale, la valorizzazione della condivisione delle esperienze, dell’educazione. Queste idee sono le linee portate avanti negli ultimi anni in Italia soprattutto da Renzo Piano e Paolo Crepet per la rivitalizzazione dei nostri spazi urbani contemporanei e proprio una frase di Renzo Piano sintetizza molto chiaramente questi interventi come “ il rammendo delle periferie “.
È sicuramente positivo che si sia sviluppato un dibattito sul mio progetto, ma dal dibattito si è poi passati a una contrapposizione ideologica da parte di pochi che rifiutano in blocco e in modo pretestuoso e a priori un intervento, una nuova architettura, senza conoscerla , che invece si basa sulla risposta a una serie di esigenze funzionali molto importanti. L’architettura non è un esercizio vuoto ma si dimostra uno strumento pieno di risorse capaci di interpretare l’ambiente dove viviamo e generare un futuro migliore e di bellezza per la comunità".