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Commento all’intervento di Giorgio Lazzarini in Consiglio Comunale del 19 marzo scorso, in merito alla scadenza della concessione Geal Spa
Senza entrare pienamente nel contenuto dell’intervento di Giorgio Lazzarini, del quale ne rispetto la serietà e le competenze in materia, riservandomi di commentarlo soltanto parzialmente in merito a due cifre. Lazzarini dice che: “i debiti sono oltre 186 milioni di euro per Gaia e “solo” 15 milioni per Geal”

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Il boom del gioco d'azzardo online e il suo effetto domino economico
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La redingote di Napoleone
La figura di Napoleone, anche se appena tratteggiata in penombra in uno dei tanti ritratti a lui dedicati, è immediatamente riconoscibile per due attributi iconici, il mitico cappello, noto come petit chapeau, bicorno o feluca, e la celebre redingote grigia, entrambi simboli che lo resero inconfondibile al grande pubblico

Stampa digitale su alluminio: che cos’è e perchè sceglierla
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In merito alle vicende giudiziarie che hanno travolto la Regione Toscana negli ultimi giorni, riceviamo e volentieri pubblichiamo una lettera aperta a firma dell'ex presidente del gruppo regionale Fdi in consiglio regionale e vice presidente dell'assemblea nazionale Fratelli d'Italia:
Fanno ridere le balbettanti frasi di rito di Giani e del Pd. Colti un'altra volta con le mani nel sacco, stavolta, di veleni, si dicono garantisti e fiduciosi nella magistratura. E ci credo. Negli ultimi venti anni i grandi scandali accertati sono scomparsi nel nulla insieme ad una voragine di soldi pubblici ed alle sacrosante attese condanne (vedi buco dell'Asl di Massa, quello di Siena, i soldi spariti per la Bretella Signa-Prato, la gestione del Monte dei Paschi, i passaggi di immobili delle Asl, le nomine politiche dei vertici in sanità, le discariche che bruciano, i rifiuti che girano e le bonifiche mai fatte tipo quelle della piana di Scarlino).
Stavolta lo scenario mostra un innalzamento del livello della putrida commistione fra interessi e Potere Rosso in Toscana, e mostra con chiarezza i nervi scoperti di un sistema diffuso a tutti i livelli dei vertici delle Istituzioni (dai Comuni alla Regione).
Il fatto che si sia scoperto che sotto le strade della Toscana Green, di Rossi prima, e di Giani adesso, ci siano sotterrati 8000 tonnellate di rifiuti velenosi con un giro di affari per gli 'amici' imprenditori di almeno 24 milioni di euro, rende ridicoli i 20.000 euro di spese elettorali dichiarate di Giani e i contributi ricevuti da Rossi.
Stavolta non è solo una questione di contributi elettorali dichiarati, ma lo scoperchiamento di un sistema dove la Politica e gli amministratori pubblici si sono piegati agli interessi privati. Soggetti che avrebbero non solo chiesto, ma addirittura imposto, al Presidente della Regione le nomine di alti dirigenti 'amici' e suggerito (ed ottenuto) la sostituzione di quelli 'non amici', che ostacolavano le camarille.
Adesso che anche il mito della buona sanità Toscana è crollato, non certo per la reputazione dei nostri medici o degli operatori sanitari del settore, ma per il sistema di inefficienze e favoritismi della Sinistra, non rimane nulla per difendersi. L'opaca gestione anche dell'emergenza pandemica, nello scandalo dei milioni di soldi pubblici spesi per mascherine dannose, per l'acquisto ed il pagamento di ventilatori mai arrivati, per una campagna vaccinale all'insegna dei furbetti, sono stati solo gli ultimi segnali del crollo del mito della Toscana felix. E' la pietra tombale di un ideale di sinistra, auto incensata di arrogante 'superiorità morale', che da decenni cela intrighi ed interessi non solo politici.
In tutto questo schifo, rifiuto categoricamente la generalizzazione del Male della Politica. Alcune testate con i loro articoli 'ipocriti' puntano il dito verso "il sonno", se non addirittura alla connivenza dell'opposizione. Da politico di opposizione, questo mi offende profondamente e dimostra non solo malafede, ma anche coda di paglia di chi lo scrive. Io ho la coscienza a posto, non ho dormito in questi anni, nemmeno ho fatto finta di non vedere. Ho sempre denunciato questo sistema di intreccio tra affari e politica nella Toscana, il Dossier 'Potere Rosso' con tanto di nomi e cognomi e l'inchiesta Dirigentopoli ne sono una prova.
Il punto è che troppo spesso in questi anni, certa Stampa non ha ascoltato quando mandavamo materiale per approfondire; certa Stampa tacciava come mera polemica politica notizie che, a nostro avviso, ledevano non solo il buon andamento, ma la trasparenza della pubblica amministrazione. Per la stampa Toscana, salvo rare rarissime eccezioni, l'opposizione è sempre stata inadeguata a prescindere da cosa veniva detto. Certa Stampa nonostante le numerose denunce che abbiamo fatto alla Corte dei Conti ed alle Procure, le tante risposte quasi offensive degli Assessori ai nostri atti, i trucchetti, sempre denunciati, per presentare emendamenti a sorpresa in aula senza il parere di legittimità, così che nessuno si assumesse la responsabilità, ci ha praticamente sempre snobbato. E adesso, sono io a fare una domanda a loro: vedevamo fantasmi noi? Oppure troppi facevano finta di non vedere? E facevano finta che la questione non fosse rilevante?
Cara Stampa, non era necessaria l'Andrangheta per farvi scrivere che in Toscana la gestione del potere è un sistema mafioso. Ma senza l'Andrangheta anche oggi probabilmente avreste ignorato o derubricato a 'mera opposizione strumentale' le nostre interrogazioni, le nostre inchieste puntigliose portate avanti in un mare di atti nascosti da alcuni dirigenti pubblici omertosi e nominati per rendere opache queste ricerche. Ricerche, ed inchieste, lasciatemelo dire, che non dovrebbe fare solo chi sta all'opposizione, ma anche un giornalismo in cerca di verità. Perché la mafia ha trovato terreno fertile in Toscana? Perché ha fatto breccia nelle Istituzioni? Domande a cui sarebbe stato facile trovare risposte, anche senza le indagini dell'antimafia. Bastava fare ricerche ed avere poi il coraggio di scriverle sui giornali.
Al Sud le mafie eleggono sindaci, fanno nominare persone 'amiche' nei posti chiave. In Toscana, questo sistema negli anni non era mai apparso con la stessa chiarezza, ma adesso sì. Le infiltrazioni sono evidenti ed allora sarebbe necessario verificare se ci sono gli estremi per un commissariamento.
Probabilmente, anche stavolta, il Pd non avrà un sussulto di dignità e difenderà l'indifendibile, è necessario quindi che l'Istituzione Regione prenda le dovute misure di salvaguardia del sistema amministrativo in materia di trasparenza ed anticorruzione. L'ombra stavolta è troppo pesante. Non basta far rotolare una testa, o qualche testa. E' necessario ed opportuno un commissariamento ed una sospensione di tutti i livelli dirigenziali regionali. Stavolta anche chi c'era e ha fatto finta di non vedere, o chi c'era e si è voltato dall'altra parte non può essere lasciato al proprio posto. Deve scattare l'autotutela per l'Amministrazione e per la dignità di ogni singolo Dirigente.
Ne va della salute e della credibilità delle Istituzioni, che è cosa ben diversa da quella del Pd.
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Riceviamo e pubblichiamo questo intervento di Lodovica Giorgi, per 'Salviamo la Manifattura', che chiede confronto e chiarezza sul progetto per la città:
"Pochi giorni fa Eugenio Baronti per Sinistra Italiana ha svolto sulla stampa on line delle condivisibilissime osservazioni circa la assoluta necessità che una amministrazione che si definisce di sinistra offra ai cittadini piena chiarezza circa il futuro della ex manifattura sud. Non posso che fare mie, interamente, le sue osservazioni, che estenderei ad una qualsivoglia amministrazione tout court, qualunque ne sia il colore politico.
Stiamo assistendo da molti mesi a questa parte ad un continuo disvelamento e successiva confutazione delle ipotesi di "rigenerazione urbana" di una delle porzioni più significative della città, un continuo andirivieni di notizie e smentite, mezze verità e giustificazioni, secondo un copione che si ripete incessantemente, senza che l'amministrazione si annoi né tantomeno provi imbarazzo verso sé stessa.
Bianca Leonardi poche settimane fa ha dato la notizia che in relazione al progetto relativo a parcheggi e piazze era stato inviato alle ditte da invitare alla "concertazione privatistica" (così l'ha definita Manfredi Catella) un "progetto definitivo" che contemplava l'abbattimento di 34 piante del Parco della Rimembranza. Personalmente posso dire che in effetti su quelle carte vi era impressa la dizione "progetto definitivo" e che letteralmente si prevede l'abbattimento di 34 piante. Immediatamente il dott. Manfredi Catella ha dichiarato che non ci sarebbe alcun progetto definitivo firmato Coima per l'ex Manifattura sud e che le piante non verrebbero tagliate ma, limitatamente a quelle malate, "sostituite". L'Amministrazione dal canto suo ha precisato che non consentirà ad alcun taglio degli alberi. La notizia però è che il progetto esiste e che, se le parole hanno un senso, non è stata smentita, ma solo confusa: si è detto che non c'è un progetto definitivo sulla manifattura sud, ma la notizia riguardava un progetto definitivo di piazze e parcheggi e non degli immobili compresi nell'area ex manifattura sud, che è ben altra cosa. Si è altresì detto che non sarà consentito il taglio di alcun albero, ma non si è smentita l'esistenza del progetto definitivo relativo alle opere edilizie comprese nella proposta di project financing.
Insomma da parte di Coima Sgr e da parte della Amministrazione si sono confuse le acque, così che i cittadini non riuscissero ad avere alcuna chiarezza.
Il copione si ripete identico con le ultime informazioni fornite dall'opposizione in Comune. Esiste un progetto che disegna le funzioni che la ex manifattura sud assumerà, in esso sono previsti 4.000 metri quadrati di funzioni commerciali. Questa è la notizia. Anche qui posso confermare di aver visto quelle tavole.
Immediata la replica della Amministrazione: quel progetto "è solo una previsione tecnica per valutare i massimi consumi, decideremo le cose solo col piano attuativo"; aggiungendo che il regolamento comunale vieta uno spazio commerciale di 4.000 metri quadri.
Di nuovo non si smentisce, ma si genera nella cittadinanza l'idea di una smentita.
La verità è che è proprio per poter valutare i costi di realizzazione ad uno stadio superiore rispetto ad una valutazione di massima (e dunque valutare con precisione il rapporto costi / benefici) che si effettua, fra l'altro, una progettazione di impianti il più possibile aderente alla realtà, così che sia possibile, alla luce di compiti dettagliati, formulare valutazione economiche certe. E questo necessariamente il Fondo di investimento deve fare per non intraprendere una operazione che si riveli poi finanziariamente insostenibile. Dunque sembreremmo essere, secondo quelle tavole, in uno stadio avanzato della progettazione. E se è vero che la normativa urbanistica non consente un unico spazio commerciale di 4.000 metri quadri, esso non vieta però un insieme di spazi commerciali che sia complessivamente pari a 4.000 metri quadri; del resto ciò sarebbe coerente con la documentazione fino ad oggi acquisita o disponibile on line.
Di nuovo smentite che sembrano smentite, che in verità crollano facilmente come castelli di carta, ma che sono comunque adeguate a creare confusione. Noi avvocati penalisti, quando non abbiamo molte armi di difesa, diciamo che "è un processo in cui bisogna fare più confusione possibile" per tentare di rimescolare le carte e confondere l'avversario e magari anche il giudice. Ma ciò che è consentito in un processo penale, dove l'imputato non ha l'obbligo di dire la verità, non è consentito nel dibattito cittadino, o meglio non è consentito da parte di due istituzioni cittadine.
Non è consentito all'Amministrazione, che ha il diritto e il dovere di conoscere esattamente la destinazione di circa 18.000 metri quadri di beni immobili pubblici che si appresta a "cedere in modo definitivo e irrevocabile" e che ha parimenti l'obbligo di renderne conto con chiarezza alla città. Non è consentito alla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca che è un ente benefico che opera e deve operare non come potere ma come servizio.
E' consentito a Coima S.g.r., che è un privato, privo di alcun ruolo istituzionale e di alcun legame con la città: non è un caso se in Consiglio Comunale Manfredi Catella disse con chiarezza che il consiglio comunale e la città avrebbero potuto sapere quali erano i contenuti e le destinazioni degli immobili presenti nella ex manifattura solo una volta che i proponenti ne fossero diventati proprietari. Manfredi Catella non ha alcun obbligo di trasparenza, ma l'Amministrazione deve pretendere da Coima S.g.r. e dalla Fondazione che ciò che Coima S.g.r. vuole dire soltanto una volta divenuta proprietaria sia al contrario detto ora e con chiarezza. Perché l'interesse pubblico che il consiglio comunale dovrà valutare non può prescindere da quelle destinazioni. L'interesse pubblico, come più volte affermato dalla maggioranza, è rigenerare una porzione di città e, se così è, la valutazione circa l'esistenza o meno di un interesse è intimamente legata alle destinazioni di quegli immobili, che possono o meno essere di interesse od invece di danno.
La città è stanca, è stanca di queste continue false smentite, di questa nebbia, di questa "melma" come un mio caro amico urbanista ama definire un certo modo di rimescolare e seppellire i problemi della città da parte "di chi conta".
La sincerità piena, il confronto pieno, il disvelamento pieno dei progetti deve essere ora. Prima che, con la gara, la ex Manifattura sia definitivamente e irrevocabilmente persa".